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beata Umiliana (de’ Cerchi), 1219 / 2019

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 Ave Lux meridiana,

humilis Humiliana,

exaltata de hac vana

valle ad Coeli montana.

Pia, dulcis, humana

salva Regna Christiana.

(antifona del 19 maggio)
 

 

Martyrologium

 

I santi (e i beati) si celebrano, tradizionalmente, nel loro dies natalis vale a dire il giorno della loro morte terrena o, meglio, del loro ingresso nella gloria dei cieli. Nei cataloghi dei martiri, o Martirologi, i santi e i beati sono disposti secondo l’ordine delle loro feste quindi, generalmente, del loro dies natalis.
Stando all’etimologia, l’Enciclopedia Cattolica definisce i Martirologi narrazioni riguardanti i martiri specificando che, con il tempo, vi rientrarono anche i santi non martirizzati e in più ogni celebrazione liturgica a data fissa.
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 Questi speciali cataloghi si distinguono in generali, dal 1580 conosciuti con il nome di Martyrologium Romanum, e locali, più delimitati. Il cosiddetto Martirologio francescano compilato da père Arthur du Monstier nel 1638 (Paris, 1638, 1653₂), rientra nella seconda categoria. Tradotto e riveduto per essere ripubblicato dalla Tipografia poliglotta vaticana nel 1946, al giorno 19 maggio si può leggere:
In Firenze, la Beata Umiliana dei Cerchi, Vedova del Terz’Ordine, insigne per la virtù dell’astinenza e della pazienza, come pure per i miracoli, il cui culto fu approvato dal Sommo Pontefice Innocenzo XII.

 

Un culto

francescano

 

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Particolare dell’albero genealogico di famiglia dei Cerchi tratto da: Vite de’ santi e beati fiorentini scritte dal dottor Giuseppe Maria Brocchi sacerdote e accademico fiorentino protonotario apostolico, e rettore del seminario di Firenze .. . In Firenze: nella stamperia di Gaetano Albizzini, 1742.
 
Da erudito quale era, il Brocchi ripropone l’albero della famiglia De’ Cerchi dal XII al 1740.

 

 

Il Martirologio ci informa dell’appartenenza della beata Umiliana – sebbene il suo nome fosse stato in principio Emiliana – all’antica nobile famiglia dei Cerchi, giunta a Firenze dal contado nella prima metà del XIII secolo – in particolare dal castello di Acone, nei pressi di Pontassieve – dato i ben consolidati rapporti tra aristocrazia rurale e città.
I Cerchi si distinguevano per il commercio e le attività finanziarie ed erano una delle più ricche famiglie di Firenze. Più tardi, sul finire del Duecento, sarebbero stati ricordati per la loro rivalità con la famiglia dei Donati che avrebbe portato alla nascita di due nuove fazioni opposte a Firenze: quella dei guelfi neri, capitanati dai Donati che sostenevano l’oligarchia nobiliare cittadina e appoggiavano Bonifacio VIII, quella dei guelfi bianchi, capitanati dai Cerchi, più moderati, di cui facevano parte anche l’Alighieri e Dino Compagni.
La dipartita dei Bianchi in seguito alla loro sconfitta, sebbene di breve durata, non avrebbe permesso ai Cerchi di tornare ai ‘fasti’ del primo periodo: allora era stato possibile mettere in atto accordi economici come quello che aveva costretto la giovane Umiliana a maritarsi con un tessitore di panni, rozzo nei costumi e con uno smodato amore per il guadagno (ben nota la lavorazione della lana come principale volano dell’economia fiorentina a partire dal Duecento). Lei, invece, giovane donna benestante, aveva sentito di avere una vocazione, sfortunatamente avvilita da una vita, da un matrimonio, che qualcun altro aveva scelto per lei. La sua celebrata conversio, da sposata, rispondeva al frustrato desiderio di entrare in una comunità monastica: nello specifico quella fiorentina delle monache note come paupers dominae o Damianite (le prime Clarisse a Firenze) di Santa Maria di Monticelli, comunità riconosciuta fin dal 1219, di cui oggi resta solo la cosiddetta Fonte di S. Francesco all’interno di una pregevole cappella sulla collina di Bellosguardo.
Lo prova il fatto che, nella dimora del marito, la giovane sposa escogitava di privarsi dei cibi migliori, e delle stoffe preziose, per farne dono ai poveri; si rivelava inoltre educatrice nel sollecitare le giovani domestiche, delle famiglie più agiate, a portar loro le elemosine: tra i poveri, sceglieva di aiutare i più emarginati (Gesù e la peccatrice, Lc 7, 36-50). Non solo, Umiliana si mostrava anche pellegrina nel recarsi nei luoghi di devozione, confezionando, con le stoffe del marito, i paramenti sacri per le chiese che visitava.
 
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Silvano Razzi, <1527-1611>
Vite de’ santi, e beati toscani, de’ quali infino à hoggi comunemente si ha cognizione. Raccolte, e parte ancora, ò scritte, ò volgarizzate dal padre abate don Siluano Razzi Camald. … In Fiorenza: per gli eredi di Iacopo Giunti, 1593.

 

 

Il comportamento di Umiliana doveva apparire ben distante dall’etica economica familiare della classe sociale dei mercanti giacché arrivavano ingiurie, addirittura percosse, sia dal marito sia dai parenti, quando le sue attività caritatevoli erano svelate; impertinenze alle quali lei rispondeva perseverando: Beati quelli che sono perseguitati per la giustizia, perché di loro è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e diranno, mentendo, ogni sorta di male contro di voi per causa mia (Mt 5,10-11). Così facendo, Umiliana contrapponeva al puro profitto il Vangelo, vale a dire i valori umani e spirituali, si direbbe le .. cose per cui vale la pena vivere.
Non per niente il Martirologio francescano ci rende edotti su due virtù morali di Umiliana che hanno contribuito a decretarne il culto: essa si rivela insigne – degna della più alta considerazione – per la virtù dell’astinenza, oltre che della pazienza: .. Io ti dico che, se avrò avuto pazienza e non mi sarò inquietato, in questo è vera letizia e vera virtù e la salvezza dell’anima, dice s. Francesco a frate Leone (De vera laetitia, in Fonti francescane 2004, 278).

 

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Il Leggendario .. di Benedetto Mazzara <1692>.

 

Leggendario francescano overo Istorie de santi e beati, venerabili, ed altri uomini illustri, che fiorirono nelle tre Ordini istituiti dal serafico padre san Francesco .. Tomo quinto. In cui si riferiscono le vite che corrono nel mese di maggio. In Venezia: per Domenico Lovisa, 1722.

 

Nel tomo I, stampato nel 1721, segue l’occhietto l’antiporta calcografica incisa da suor Isabella Piccini raffigurante la gloria dei santi francescani.

 

 

La perseveranza nella penitenza e nell’esercizio delle opere di misericordia, avvicinava Umiliana al movimento laico dei cosiddetti Penitenti (definiti a Firenze anche Pinzocheri) che praticavano opere di penitenza corporale, quali il digiuno, la flagellatio, il pellegrinaggio e a cui era riconosciuto un ruolo rilevante nell’esercizio delle opere di misericordia. Vincolati da legami civili, i Penitenti si proponevano di conciliare lavoro e vita familiare con la pratica dell’ideale evangelico. Questi gruppi di ‘religiosi laici’ s’ispiravano a san Francesco che, laico, aveva incentrato la sua fraternitas sulla penitenza e fondato un Ordine della penitenza (il Terz’Ordine, oggi OFS). Lo dimostra la frequentazione di Umiliana del francescano Michele degli Alberti del Convento di Santa Croce, suo confessore e guida spirituale.
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Rimasta vedova, obbligata a lasciare le figlie alla famiglia del marito – come volevano le regole del tempo -, Umiliana si rifiutava di diventare nuovamente ‘merce di scambio’ nell’ambito di un nuovo accordo economico matrimoniale, scegliendo, questa volta, di seguire le proprie potenzialità.

 

Defraudata dal padre della propria dote, per questa sua scelta  – e con l’inganno –  la giovane vedova si rassegnava a conoscere anche tra i suoi congiunti la preminenza dei beni materiali sui valori affettivi. Pertanto, ritiratasi nella stanza più alta di un palazzo di famiglia, luogo di ‘confino’ (sembra nel Popolo di San Martino al Vescovo, lo stesso di Dante Alighieri), prendeva la decisione di sganciarsi dai propri affetti, ma solo per aprirsi a un amore più assoluto.
La piccola stanza, che lasciava per recarsi alle funzioni religiose o per piccoli pellegrinaggi (impegno penitenziale sostanzialmente diverso da quello delle famose “murate vive”), si trasformava in uno spazio nell’ambito del quale essa stessa diveniva ‘dono’ per gli altri, dispensando consigli e pregando per coloro che si affidavano a Dio, in un itinerario mistico nel quale non mancarono miracoli e vessazioni diaboliche.

 

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Ippolito da Firenze <XIII sec.>, Miracula intra triennium ab obitu parata, in Acta Sancorum, IV, Maii, Antverpiae 1685, p. 403-407.
Il Martirologio francescano sintetizza la nuova condizione di Umiliana con l’espressione Vedova del Terz’Ordine, ovvero dei Penitenti, sottoposti alla ‘vigilanza’ dei Francescani in un’ottica anticatara e di aggregazione del movimento nell’ambito del Terz’Ordine (i termini diventeranno sinonimi). Ciò forse avveniva dopo aver indossato, in Santa Croce, per interessamento di fra Michele degli Alberti, un abito semi-religioso, simbolo della sua personale vittoria sul mondo senza ‘fuggire’ dal mondo.
Tant’è che il gruppo di pie donne che seguivano Umiliana, non avrebbe dato vita a un monastero daminaita (sul modello delle Clarisse), bensì a una comunità (1266) detta delle «Suore della Penitenza» o «Vestite di Santa Croce», note anche come «Pinzochere del Terz’Ordine o della Penitenza», dotate di proprie sedi a settentrione della Chiesa (oggi «Via delle Pinzochere»): «Ven. sorores Pinzochere Tertii Ordinis», così erano ricordate nei documenti a partire da papa Niccolò IV, grazie al quale era approvata ufficialmente (bolla «Supra montem» del 18 agosto 1289) la regola del movimento laicale del Terz’Ordine. Queste religiose laiche indossavano un abito dal tessuto grezzo non tinto, bigio quindi, o «bizzo» da cui il termine «bizzochera» che in seguito sarebbe diventato «pinzochera». Con i lasciti di alcune Pinzochere era fondato anche il «Convento delle pinzochere di Santa Elisabetta in Capitolo» (in seguito monache dei tre voti), ubicato in via San Giuseppe (dove una targa lo ricorda), risalente al 1333 e poi soppresso nel 1810.
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Particolare tratto dal Libro di memorie delle suore del Monastero di Santa Elisabetta (1500-1773), conservato presso la Biblioteca di Santa Croce, fondo: Archivio OFMConv.
Umiliana moriva all’alba del 19 maggio 1246. I suoi resti, sepolti nella Chiesa di Santa Croce, ben presto rivelavano poteri taumaturgici: .. Come pure per i miracoli (oltre quaranta) ricorda il Martirologio francescano, nel quale si puntualizza che il culto di Umiliana era ufficializzato da papa Innocenzo XII (24 luglio 1694), sebbene oggetto di intensa devozione già dal 1246: già allora, il vescovo di Firenze l’aveva indicata come modello di vita ai laici della città, disponendo che i Francescani di Santa Croce procedessero a legalizzarne e a pubblicizzarne il culto. Non a caso, per disposizione del vescovo, spinto da un desiderio espresso dagli stessi fedeli, il corpo di Umilana veniva trasferito sotto il pulpito solo tre mesi dopo la sua morte e in una posizione sopraelevata rispetto al terreno, onore generalmente tributato ai santi .. .

 

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 Beatificazione

una storia di libri ..

 

 

 

Papa Urbano VIII in posizione benedicente, rappresentato sopra il suo sepolcro in San Pietro da Gian Lorenzo Bernini (1628).

 

 

 

 

Una delle principali informazioni che deve fornire un Martirologio, riguarda il titolo che è stato attribuito al Servo di dio in seguito al cosiddetto processo di beatificazione, oppure conseguentemente a quello di canonizzazione. Il Martirologio francescano attribuisce a Umiliana il titolo di beata: il processo canonico della beatificazione, infatti, si distingue da quello della canonizzazione giacché conduce a un culto permissivo, vale a dire limitato e non esteso a tutta la Chiesa. Nei repertori, alla voce beatificazione, si legge che essa è un atto con il quale il Pontefice permette che un servo di Dio sia pubblicamente venerato con il titolo di beato o in una determinata regione, o in una diocesi, oppure in una città, finanche solo famiglia religiosa.

 

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Trascrizione di alcuni documenti riguardanti il processo di canonizzazione del 1625 (Acta Sanctorum, IV, Maii, Antverpiae, 1685)
Nel Seicento, per interessamento della famiglia de’ Cerchi, si appoggiava e si otteneva la beatificazione di Umiliana, vale a dire il riconoscimento ufficiale del suo culto, attraverso due processi (nel 1625 e poi nel 1690) che si esaurivano con la concessione dell’Ufficio e messa con rito semplice (1694) nella città e diocesi di Firenze.
Il Seicento è caratterizzato da una ripresa del culto di Umiliana in diretto rapporto con un avvenimento di grande importanza per la storia della Chiesa romana: i decreti emanati da Urbano VIII (1625), con cui erano fissati i criteri per arrivare alla canonizzazione dei santi. Da questo momento in poi il culto pubblico poteva essere riservato solo a coloro la cui figura, e i cui miracoli, fossero stati sottoposti a un regolare processo.
Questa procedura, sebbene lunga, ha avuto il merito di aver raccolto una considerevole quantità di materiale documentario riguardante Umiliana de’ Cerchi (testimonianze agiografiche, archivistiche, letterarie, artistiche), finalizzato a sostenere la validità del culto, che oggi ci consente di conoscere dati fondamentali della sua vita (e di tutto quello che è in stretto rapporto con la sua figura).

 

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 Cionacci Francesco <1633-1714>, Vita della Beata Vmiliana de’Cerchi vedoua fiorentina del Terz’Ordine di San Francesco. In Firenze: per Santi Franchi al segno della Passione, 1682.
L’incisione si basa sul ritratto di Umiliana attribuito a Giotto (o alla sua scuola) e ritrovato all’interno della sepoltura della beata nel Cinquecento.
Non a caso la pubblicazione della prima biografia di Umiliana risale al Seicento, in particolare al 1682, commissionata da Alessandro de’ Cerchi a Francesco Cionacci. Non solo, nel 1685 era pubblicata dai Bollandisti, negli Acta Sanctorum  (Acta Sancorum, IV, Maii, Antverpiae 1685), la vita di Umiliana scritta da Vito da Cortona con fra Michele degli Alberti – entrambi l’avevano conosciuta -, con l’aggiunta dei suoi miracoli, descritti da frate Ippolito da Firenze.
La copia più antica della vita della beata Umiliana è contenuta nel ms. Laurenziano pluteo XXVII destro, cod. XI della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze: si tratta proprio della copia pubblicata con il titolo Vita auctore Vito Cortonensi coaevo, Ordinis Minorum negli Acta sanctorum, alla quale seguono appunto i Miracula del francescano Ippolito da Firenze, un compendio della vita e un’altra vita scritta da Raffaele Maffei da Volterra (1451-1522), scriptor apostolicus sotto papa Paolo II, più alcuni documenti riguardanti il processo di canonizzazione del 1625. Il tutto è preceduto dal Commentarius de B. Aemiliana seu Humiliana. I testi riportati dai Bollandisti, infatti, erano  corredati da dei commentari che affrontano tutte le questioni riguardanti la natura dei documenti stessi, studiati con rigore filologico: proprio questo aspetto determinava il carattere scientifico degli Acta Sanctorum, il cui primo volume era pubblicato ad Anversa nel 1643.
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Dalle vite in latino saranno successivamente realizzati dei volgarizzamenti, tra i più noti quello trecentesco riscoperto e pubblicato dal canonico Domenico Moreni nel 1827 (Leggenda della beata Umiliana de’ Cerchi). Sempre nel Trecento, un  francescano, Bartolomeo da Pisa da Rinonici che a Firenze aveva assolto in Santa Croce, presso lo Studio generale dell’Ordine, la funzione di lettore, ricordava Umilana (domina Humiliana) nella sua opera migliore (composta tra il 1385 e il 1390): quel De conformitate vitae B. Francisci ad vitam Domini Iesu che presenta al Capitolo generale di Assisi nel 1399 e in cui mira a far conoscere la spiritualità francescana, cristocentrica e conforme al Cristo. L’imitatio Christi praticato da Umiliana, descritto da Vito da Cortona (quando Tommaso da Celano scriveva la Vita Secunda), aderiva perfettamente a questo pensiero.
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Acta Sanctorum, IV, Maii, Antverpiae, 1685, frontespizio
Spesso le biografie della beata Umiliana sono introdotte da una incisione raffigurante un suo ritratto, capostipite della quale è quella eseguita, nel 1673, da Albert Clouwet (incisore di Anversa) e ricavata da un disegno di Filippo Baldinucci a sua volta ispirato al ritratto della beata ritrovato nel suo sepolcro dopo la piena del 1557 (secondo una ipotesi a sostituire la testa) e attribuito alla scuola di Giotto. Il medesimo ritratto dava origine anche alle varie immagini, in gesso e in bronzo, eseguite in occasione del processo di beatificazione.
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Acta Sanctorum, IV Maii, Antverpiae, 1685.
 Il Commentarius de B. Aemiliana seu Humiliana con il ritratto di Umiliana eseguito da père Philibert Bouttats.
Per iniziativa della famiglia dei Cerchi veniva raccolto un materiale dai non pochi pregi, anche perché erano garantite ai posteri ricerche e considerazioni serie, notevoli non solo per la quantità, ma anche per l’approfondimento e per l’impegno di definire la verità.
Tra le fonti, disponiamo anche dell’archivio stesso della famiglia Cerchi (Giugni Canigiani de’ Cerchi, famiglia) donato all’Archivio di Stato di Firenze nel 1892 dal marchese Vieri Giugni Canigani de’ Cerchi e nel 1986, con un nuovo versamento, dagli eredi di Recco Capponi Giugni Canigiani.

 

 

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Supplementum et castigatio ad scriptores trium Ordinum S. Francisci .. Umiliana è la seconda da sinistra del registro inferiore, dietro di lei S. Rosa da Viterbo.

 

Nei primi secoli francescani i Penitenti del Terz’Ordine (che nei diversi campi della religione, delle lettere, delle scienze, avevano reso onore all’Istituto) erano talvolta rappresentati insieme nelle serie dei cosiddetti “Alberi francescani”. Il soggetto, tipicamente francescano, s’ispira al Lignum vitae di Bonaventura da Bagnoregio, nel quale l’antico Albero della vita si univa alla storia della Croce di Cristo.
Soprattutto a partire dal Seicento abbiamo il proliferare di questi “alberi”, contenenti gli esponenti del Terz’Ordine, anche in varie opere a stampa: in particolare ricordiamo la rarissima edizione dell’Epilogus totius Ordinis Seraphici P. S. Francisci di frate Vitale d’Algezira, Cappuccino (Antwepen 1626), conservata a Roma presso il Museo francescano. Un culto che ha avuto il suo apice nella Controriforma del Sei- Settecento.
Qui sopra si riporta un particolare tratto dall’Albero serafico  (in questo caso rappresentato da un albero maestro di un veliero) a corredo del Supplementum et castigatio ad scriptores trium Ordinum S. Francisci .. (Romae: ex Typographia S. Michaelis ad Ripam, 1806) di Giovanni Giacinto Sbaraglia (Sbaralea), in cui troviamo notizie del biografo di Umiliana, frate Vito da Cortona. Umiliana è rappresentata accanto a s. Elisabetta d’Ungheria patrona del Terz’Ordine.

 

 .. e di

reliquie

 

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I resti di Umiliana venivano nuovamente traslati nel 1314, nell’ambito dei lavori di ampliamento di Santa Croce, dall’area sottostante il pulpito alla cappella gentilizia della famiglia dei Cerchi, ubicata tra i due chiostri di Santa Croce. Sempre nel Trecento (1380), la sua testa era collocata nel busto reliquiario in argento sbalzato e cesellato, in parte dorato, con smalti turchesi, voluto e commissionato dalla famiglia Cerchi per essere posto sopra l’urna contenente le ossa della beata.
Nel busto reliquario Umiliana è ritratta con il vestito tipico delle Pinzochere: infatti indossa un velo, bordato da un semplice «gallone» (nastro) a motivi geometrici, che le scende sulla fronte a coprire il «soggolo», benda tipica dell’abbigliamento femminile medievale e rinascimentale che, passando sotto il mento, avvolgeva il viso e il collo congiungendosi alla sommità del capo. Il distintivo velo incornicia un viso, dai tratti regolari e dall’espressione dolce, nel quale dominano gli occhi rivolti leggermente verso il basso, in segno di umiltà. Le spalle sono ricoperte dal mantello sul quale sono applicati i due scudi con l’arme della famiglia Cerchi (tre cerchi di botte). Sul davanti, a lettere gotiche, è scritto Sancta Humiliana de Circulis. Hoc fecit fieri Iohannes Riccardi de Circulis.
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Nel Seicento si decideva anche di sostituire l’urna contenente le ossa, rinnovata nel 1773, con una consimile ma più elegante, dorata e ricca d’intagli.
Non è noto di preciso quando la testa di Umiliana era isolata dal resto del corpo, certo è che le sue spoglie, nel tempo, non erano private solo della testa: almeno cinque frammenti delle sue ossa, dichiarati autentici, saranno accertati in altrettante chiese e case religiose della Diocesi di Firenze, di Fiesole, di Pistoia e Siena. Da un certo momento inoltre, ad arricchire il corredo interno alla Chiesa di Santa Croce, sappiamo che esistevano per le reliquie di Umiliana altri sette piccoli contenitori a forma di ciborio o di braccio umano femminile, come ci informano alcuni dettagliati protocolli notarili. Ciò probabilmente avveniva in seguito alla grande alluvione di Firenze del 1557 (e alla successiva ristrutturazione progettata dal Vasari), quando le sacre reliquie erano rimosse dalla citata Cappella Cerchi, trasferite in Chiesa e in diversi reliquari ..conservati con gran riverenza nella cappella della sagrestia di Santa Croce e in altre cappelle (Una lettera.., 1976).
Nel 1671 il busto reliquiario era sottoposto a un restauro: per l’occasione era ripulito con il rifacimento dello smalto che costituiva lo sfondo degli stemmi di un colore più brillante al posto dell’azzurro come, invece, voleva la tradizione araldica. Sempre nel Seicento si decideva anche di sostituire l’urna contenente le ossa, rinnovata nel 1773, con una consimile ma più elegante, dorata e ricca d’intagli. Così composte, le reliquie di Umiliana avevano il privilegio di essere continuamente esposte sull’altar maggiore.
dott.ssa Novella Maggiora, Biblioteca di Santa Croce
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