{"id":476,"date":"2012-08-16T11:04:25","date_gmt":"2012-08-16T10:04:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.santacrocefirenze.it\/?p=476"},"modified":"2020-08-11T10:29:04","modified_gmt":"2020-08-11T09:29:04","slug":"la-cappella-maggiore-di-santa-croce-alla-fine-del-restauro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.santacrocefirenze.it\/?p=476","title":{"rendered":"La Cappella Maggiore di Santa Croce&#8230;alla fine del restauro"},"content":{"rendered":"<h1 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ff0000;\">&#8230; fine del restauro<\/span><\/h1>\n<h1 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><a href=\"http:\/\/www.santacrocefirenze.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/P10504282.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-477\" title=\"P1050428\" src=\"http:\/\/www.santacrocefirenze.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/P10504282.jpg\" alt=\"\" width=\"400\" height=\"293\" \/><\/a><\/span><\/h1>\n<div>\n<table width=\"550\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td align=\"left\" valign=\"top\" height=\"801\">\n<div>\n<table width=\"539\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td align=\"left\" valign=\"top\" height=\"1184\">L&#8217;ultimo \u00a0 restauro della Cappella Maggiore si data al 1946\/47 e avvenne nell&#8217;immediato \u00a0 dopoguerra, ad opera della ditta Benini, una delle pi\u00f9 attive nel campo della \u00a0 pittura murale, in Toscana.Di \u00a0 questo restauro esiste solo una documentazione fotografica del prima e del \u00a0 dopo, con qualche scatto preso anche durante l&#8217;intervento, grazie ai quali \u00a0 possiamo vedere alcune prove di pulitura allora eseguite che ci danno la \u00a0 misura delle condizioni della pittura a quel tempo, molto pi\u00f9 sporca di \u00a0 quanto abbiamo trovato noi all&#8217;inizio del nostro intervento.Da \u00a0 allora la cappella non aveva ricevuto alcuna cura conservativa; essendo pi\u00f9 \u00a0 alta rispetto al piano di calpestio delle navate era passata quasi indenne \u00a0 anche dall&#8217;alluvione del 1966, che aveva interessato solo il basamento \u00a0 dipinto a finti marmi.Solo \u00a0 al momento in cui, costruendo il ponteggio, si \u00e8 potuto accedere ad una \u00a0 visione ravvicinata, abbiamo potuto scoprire uno stato di avanzato degrado, \u00a0 che da terra non appariva in tutta la sua gravit\u00e0 ed estensione. Questo era \u00a0 il frutto degli effetti del deposito sulle pareti dei vari inquinanti \u00a0 presenti nell&#8217;aria nei decenni che vanno dalla met\u00e0 del secolo scorso fino al \u00a0 2005, combinati con le condizioni climatiche della cappella, certo non \u00a0 ideali: la struttura architettonica non preserva infatti le pareti n\u00e9 dal \u00a0 caldo e n\u00e9 dal freddo e i valori dell&#8217;umidit\u00e0 relativa dell&#8217;interno sono \u00a0 sempre attorno al 70%.Il \u00a0 fenomeno della solfatazione, ad esempio, raggiungeva una diffusione e una \u00a0 gravit\u00e0 pari a quelle condizioni che tanto ci impressionavano nelle \u00a0 fotografie tratte dal Capitolo di San Marco a Firenze prima dell&#8217;intervento \u00a0 degli anni Sessanta che diede l&#8217;avvio alla metodologia ammoniolbario, nota \u00a0 come metodo desolfatante, e messa a punto allora dal prof. Ferroni del dipartimento \u00a0 di Chimica-Fisica dell&#8217;Universit\u00e0 di Firenze e dal restauratore Dino Dini, \u00a0 capo di una delle \u00e9quipe pi\u00f9 famose e attive a Firenze in quegli anni. Si \u00a0 trattarono allora le pitture prima con soluzioni di ammonio carbonato e poi, \u00a0 dopo un congruo periodo di tempo, con bario idrossido, per provocare la \u00a0 trasformazione chimica del gesso in un composto stabile.<\/p>\n<p>Cospicuo, \u00a0 sulle pareti della Cappella Maggiore, era anche il fenomeno del sollevamento \u00a0 della pellicola pittorica, in special modo delle campiture verdi, ma un po&#8217; \u00a0 di tutti i pigmenti a base di terre, quindi anche certi gialli e certi rossi, \u00a0 sensibili all&#8217;umidit\u00e0 ambientale e quindi alle escursioni termiche. Si pu\u00f2 \u00a0 dire, ad esempio, che 1&#8217;80% delle campiture verdi appariva con evidenti \u00a0 esfoliazioni e rigonfiamenti.<\/p>\n<p>Tutte le pareti erano poi percorse da fessurazioni, chiuse all&#8217;epoca del restauro dei Benini, ma riapertesi negli anni successivi. Questo fatto era un segno della &#8220;vitalit\u00e0&#8221;, per cos\u00ec dire, delle rotture nell&#8217;intonaco che dai primi sondaggi perevano essere anche molto profonde e interessare perci\u00f2 la muratura portante. Nei pressi delle fratture vi erano spesso anche aree di intonaco di supporto malferme.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.santacrocefirenze.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/FOTO-RESTAURI-GADDI-SECONDA-SERIE-045.tif\"><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-483\" title=\"Picture 049\" src=\"http:\/\/www.santacrocefirenze.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/FOTO-RESTAURI-GADDI-SECONDA-SERIE-045.tif\" alt=\"\" \/><\/a><strong>In <\/strong>talune zone erano presenti anche\u00a0\u00a0 dei segni evidenti di abbondanti infiltrazioni d&#8217;acqua provenienti dal tetto\u00a0\u00a0 e dalle pareti; nel primo caso per la percolazione da vecchie rotture del\u00a0\u00a0 manto di copertura, nel secondo perch\u00e9 passanti attraverso le fessurazioni\u00a0\u00a0 delle pareti.La\u00a0\u00a0\u00a0 Cappella Maggiore \u00e8 molto pi\u00f9 alta delle altre nel\u00a0\u00a0 transetto e quindi per buona parte le sue mura sono direttamente esposte agli\u00a0\u00a0 agenti atmosferici e quindi indifese, in qualche modo, rispetto all&#8217; acqua\u00a0\u00a0 piovana<\/p>\n<p><strong>In <\/strong>un caso invece la presenza della\u00a0\u00a0 cappella adiacente \u00e8 stata causa di degrado, in quanto l&#8217;ingresso lungo lo\u00a0\u00a0 spiovente del tetto vicino aveva fatto s\u00ec che l&#8217;acqua si infiltrasse nell&#8217;area\u00a0\u00a0 sopra le volte della cappella pi\u00f9 bassa, scivolasse lungo l&#8217;estradosso e si\u00a0\u00a0 infiltrasse nella parete in comune con quella della Cappella Maggiore. Il\u00a0\u00a0 prodotto di questo lungo viaggio era una larga infiltrazione sulla parete\u00a0\u00a0 nord con la conseguente presenza sulla superficie del colore di sali\u00a0\u00a0 solubili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>\n<table width=\"580\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td align=\"left\" valign=\"top\" height=\"391\">\n<h3><span style=\"color: #ff0000; text-decoration: underline;\">L&#8217;intervento<\/span><\/h3>\n<p>Il nostro \u00a0 intervento doveva risolvere non solo la presenza di strati superficiali che \u00a0 modificavano la connotazione cromatica della pittura, ma era assolutamente \u00a0 necessario per svolgere un&#8217; efficace opera di conservazione, eliminare il \u00a0 solfato di calcio che poteva costituire, se non rimosso, una futura fonte di \u00a0 degrado. Cos\u00ec abbiamo applicato la metodologia desolfatanre: ammonio\/bario. \u00a0 Non senza prima per\u00f2 aver curato che la pellicola pittorica fosse ancorata al \u00a0 supporto con una paziente e meticolosa opera di preconsolidamento.<\/p>\n<p><strong>In <\/strong>alcune aree con particolari \u00a0 problemi, come le vele della volta dipinte in azzurrite, ma completamente \u00a0 scurite da un vecchio fissativo alteratosi in una patina marrone, siamo \u00a0 ricorsi invece ad una pulitura a laser per poter mettere in luce la pellicola \u00a0 pittorica originale, senza danni per la sua integrit\u00e0.<\/p>\n<p>Per quanto \u00a0 riguarda la lettura finale dell&#8217; immagine della decorazione pittorica, \u00a0 abbiamo deciso di fare salve le integrazioni pittoriche del passato laddove \u00a0 non ci si trovasse di fronte a ridipinture sovrapposte all&#8217;originale, ma \u00a0 antichi rifacimenti di aree ormai perse, curandone semmai l&#8217;armonizzazione \u00a0 cromatica all&#8217;originale pulito. Abbiamo invece operato secondo i moderni \u00a0 criteri di riconoscibilit\u00e0 per le nuove integrazioni sulle abrasioni e sulle \u00a0 nostre stuccature ricostruibili per forma e colore.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Mariarosa Lanfranchi<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.santacrocefirenze.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Agnolo_dettaglio1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-490\" title=\"Agnolo_dettaglio1\" src=\"http:\/\/www.santacrocefirenze.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Agnolo_dettaglio1.jpg\" alt=\"\" width=\"283\" height=\"397\" srcset=\"https:\/\/www.santacrocefirenze.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Agnolo_dettaglio1.jpg 283w, https:\/\/www.santacrocefirenze.it\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/Agnolo_dettaglio1-213x300.jpg 213w\" sizes=\"auto, (max-width: 283px) 100vw, 283px\" \/><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>\n<table width=\"550\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td align=\"left\" valign=\"top\" height=\"410\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<h1 style=\"text-align: center;\"><\/h1>\n<h1 style=\"text-align: justify;\"><\/h1>\n<div>\n<table width=\"509\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td align=\"left\" valign=\"top\" height=\"833\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8230; fine del restauro L&#8217;ultimo \u00a0 restauro della Cappella Maggiore si data al 1946\/47 e avvenne nell&#8217;immediato \u00a0 dopoguerra, ad opera della ditta Benini, una delle pi\u00f9 attive nel campo della \u00a0 pittura murale, in Toscana.Di \u00a0 questo restauro esiste solo una documentazione fotografica del prima e del \u00a0 dopo, con qualche scatto preso anche &hellip; <\/p>\n<p><a class=\"more-link btn\" href=\"https:\/\/www.santacrocefirenze.it\/?p=476\">Continua a leggere<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-476","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-arte","nodate","item-wrap"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.santacrocefirenze.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/476","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.santacrocefirenze.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.santacrocefirenze.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santacrocefirenze.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santacrocefirenze.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=476"}],"version-history":[{"count":10,"href":"https:\/\/www.santacrocefirenze.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/476\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5101,"href":"https:\/\/www.santacrocefirenze.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/476\/revisions\/5101"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.santacrocefirenze.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=476"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santacrocefirenze.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=476"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.santacrocefirenze.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=476"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}