TEATRO SACRO / 21 maggio 2022

La liturgia a partire dal IX-X secolo iniziò a essere sentita come simbolica ricostruzione della vita di Cristo e questa rappresentazione portò all’abbellimento dei testi liturgici con i cosiddetti “tropi” (dal latino tropus, verso). Uno di questi tropi, cantato  in canto gregoriano nell’Ufficio notturno della Pasqua, può essere considerato il primo germe del dramma medievale. 
 
Il famoso <Quem quaeritis? > seguito dalla risposta:
<Iesum Nazarenum crucifixum, o caelicolae.>Noi cerchiamo Gesù di Nazareth crocifisso, o abitatori del cielo.<Non est hic, surreni sicut predixerat; ite nuntiate qui surreni de sepulcro. Resurrexi.> Non è qui: risorse, così come aveva predetto; andate ed annunziate che è risorto dal sepolcro.
 
Le brevi battute traevano ispirazione rispettivamente da passi dal Vangelo di san Luca, di san Marco e di san Matteo, con l’intenzione di drammatizzare l’evento della resurrezione per rendere più leggibile l’avvenimento agli occhi dei fedeli.
 Tre cantori uscivano dal coro, venendo dunque a impersonare le Marie che, muovendosi verso un altare (che assumeva il significato di «sepolcro»), dialogavano cantando con un altro di loro che impersonava l’angelo.
 
Qualche decina d’anni dopo, il tropo diventò un Ufficio drammatico, chiamato <Visitatio Sepulchri>.
 
Come fonte per questa interpretazione che si svolgerà sabato 21 maggio 2022 ore 20:30 , gli autori hanno preso la lezione dell’Antifonario Arcivescovile di Firenze (XII sec.) per la prima scena dell’azione e la Sequenza “Victime Paschali Laudes” nella versione ampliata e dialogata del “Laudario Fiorentino” (XIII sec.) per la seconda scena