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Dalla fede al “Codice degli Angeli” nella Casa di Dante in Firenze

Dalla fede al “Codice degli Angeli” nella Casa di Dante in Firenze

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Da diversi anni, i membri della rivista e casa editrice francescana Città di Vita della Basilica di Santa Croce, hanno preso a cuore l’attività artistica della giovanissima cattolica Elleny Pendefunda della città Iasi di Romania e hanno suggerito e segnalato all’artista di rivolgersi alla “Casa di Dante” di Firenze, per esporre le sue opere. La direzione della Casa di Dante ha accolto dal 24 aprile al 3 di maggio la mostra di segni pittorici e significati poetici, intitolata Il Codice degli Angeli.

Elleny ha bruciato le tappe adolescenziali come ogni enfant prodige ed è già una piccola stella nazionale e internazionale, soprattutto per i suoi quadri:  15 mostre personali, delle quali una nel 2012 negli Stati Uniti alla Contemporary School of the Arts Gallery, Washington. Un noto pittore romeno, residente nella capitale nord-americana, Dan Cumpătă, considera Elleny The Painter of Cosmic Light, e continua così: « Nella sua pittura la luce diventa  tangibile e materiale, come qualcosa che  rivela se stessa in particelle galleggianti di polvere. Cattura il sentimento del ritmo e dell’atmosfera,  ha colori preziosi, tramite un innocente ma intenzionale tocco di pennello ».

L’innocenza dell’immaginario, l’illibatezza dell’universo vanno di pari passo con l’intelligenza di uno spirito irrequieto e investigativo che non gradisce ciò che Flaubert chiamava idées reçues. Elleny ha la virtù di scoprire da sola i miracoli del mondo, elogia la Grande Creazione, insieme alle  piccole-grandi cose e creature, al primo posto, la dolcissima mater, per prendere a prestito le parole di Quasimodo, poi stagioni e feste natalizie, elementi naturali e paesaggi, altrettanto mirabili. Come nei suoi quadri figurativi e non, ma fortemente simbolici, le luci e le ombre del mondo visibile ed invisibile vengono trasfigurate dalla poesia in proiezioni metafisiche.

Non mancano, naturalmente, il volo, il sogno e l’arcobaleno come inesauribile fonte ispiratrice di poesia : «Quando arrivo ogni volta/dal sogno che sempre si ripete/rivelo un battesimo/ nonché un mondo che si apre/nel mio volo da cui/ perfino il lume/lo puoi vedere solo se lo vuoi vedere/quantunque i tuoi occhi abbracciassero». Questo non toglie la lettura delle Sacre Scritture, un’altra fonte favolosa d’ispirazione poetica e di fede cristiana di Elleny Pendefunda, che rimarcano come la bellezza artistica significhi etica ed estetica, imperitura luce divina ed eterna luce astrale.

Preoccupata costantemente dell’espressione libera, spontanea, in accordo con le impercettibili variazioni della disposizione interiore, la studentessa-artista si propone l’approccio visuale preminente gestuale – astratto con alcune inserzioni letterarie essenzializzati. Il tema dell’Angelo rappresenta un pretesto piuttosto autoreferenziale che illustrativo o erudito, su cui Elleny (si) sorprende, secondo il metodo della visione creativa, istantanee di emozioni speciali. Le opere non rappresentano, ma presentano un inevitabile dialogo interiore in cui le parole sono gradualmente sostituite dai geroglifici personali di un inascoltato, ma palpabile, idioma angelico.

Insieme a Elleny Pendefunda e in presenza dei suoi quadri e libri di poesia, quasi spontaneamente ci viene in mente l’ultimo verso dell’Inferno della Divina: “E quindi uscimmo a riveder le stelle”, lo stellato cielo notturno dell’altro emisfero che si affaccia a Dante e Virgilio come pura felicità dello sguardo.