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ll Fondo Diplomatico dell’Archivio storico

 

Il Fondo Diplomatico dell’Archivio storico della Provincia Toscana dei Frati Francescani Minori Conventuali, conservato presso la Biblioteca di Santa Croce (Firenze, Basilica di Santa Croce), aggrega ad oggi 151 pergamene e 2 rotoli documentari provenienti dagli archivi delle comunità minoritiche di S. Francesco in Pistoia (94 unità), S. Miniato al Tedesco (46 unità), di Santa Croce (9 unità) e di varia o dubbia provenienza (4 unità), datate tra XIII e XVIII secolo:

(Tab. I. Consistenza numerica e cronologia delle unità)

Raccolta

XIII sec.

XIV sec.

XV sec.

XVI sec.

XVII sec.

XVIII   sec.

Totale

S. Croce  

1

6

2

   

9

Pistoia

25

45

19

4

 

1

94

S. Miniato

13

20

8

1

4

 

46

Varie      

1

2

1

4

Totale

38

66

33

8

6

2

153

È molto probabile, comunque, che le pergamene, una volta entrate in Santa Croce, abbiano perso il loro originario vincolo archivistico, tanto da richiedere una nuova e veloce indicizzazione. Primo infatti, intorno agli anni ’40-’50 del secolo scorso, P. Bernardino Farnetani, cultore di storia del convento fiorentino, ne ha stilato, senza alcun criterio apparente, un agile e sommario elenco, assegnando ad ogni pezzo un numero arabo progressivo da 1 a 171 e redigendone un breve regesto (desunto nella maggior parte dei casi dalla lettura delle note tergali, riproponendone spesso errori di datazione e/o di lettura del testo).
L’elenco (appuntato in tre piccoli quaderni di tipo scolastico, consultabile ancora oggi presso l’Archivio ma lacunoso e relativo alle sole unità 75-140 e 141-171) è stato con ogni probabilità lo strumento grazie al quale P. Bernardino è riuscito ad individuare la provenienza delle pergamene, che sono state poi fisicamente aggregate in faldoni, all’esterno dei quali è stata apposta un’etichetta recante il nome del convento di attribuzione: «Pistoia» (3 faldoni), «S. Miniato» (2 faldoni), «Firenze» (1 faldone), «Varie» (1 faldone); solo in un secondo momento, all’interno di ogni faldone, sono stati inseriti dei piccoli fogli volanti con la lista dei pezzi ivi contenuti, senza però procedere ad ulteriori azioni di ordinamento. Il confronto tra queste ultime e succinte annotazioni e l’attuale consistenza del Fondo – pur non escludendo eventuali recuperi – sembrerebbe evidenziare una precoce diminuzione del complesso documentario di almeno 18 unità.
Nel 2011 la direzione dell’Archivio ha quindi deciso di dare avvio, grazie ad un primo contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, ad un progetto di tutela e conservazione di quello che si può fondatamente ritenere un patrimonio di conoscenze – già salvato dalle soppressioni del XIX secolo ma anche e soprattutto dalle guerre e dalla riorganizzazione dei conventi della prima metà del secolo scorso – di inestimabile valore per la storia stessa del Francescanesimo toscano.
È stata così approntata una nuova schedatura analitica del Fondo che ha portato al suo completo riordinamento per provenienze e in sequenza cronologica. Si è infine proceduto all’inventariazione dei documenti (azione giuridica), riportando- ne data e luogo di redazione, tradizione, annotazioni tergali, breve regesto ed eventuali riferimenti ad edizioni a stampa e/o bibliografia e si è contestualmente avviato il monitoraggio e il restauro dei pezzi che ne avessero maggiore necessità.
Circoscrivendo l’analisi alle serie di Pistoia e S. Miniato, le uniche in effetti sufficientemente organiche e coerenti (alle quali però si devono aggiungere le pergamene conservate nel Diplomatico dell’Archivio di Stato di Firenze, rispettivamente altre 97 e 5 unità), è forse possibile avanzare delle ipotesi sui processi di formazione e di stratificazione archivistica dei due corpora documentari che, almeno in parte, sembrerebbero evidenziare alcuni caratteri strutturali comuni anche agli archivi di altre collettività francescane; mutuando quindi la terminologia utilizzata per la descrizione delle carte duecentesche del Sacro Convento di Assisi (cfr. Fonti e Studi Francescani – FSF, 5), si possono individuare:
  1. un primo nucleo di documenti di stretta pertinenza conventuale, ovvero detenuti dai frati fin dal momento della loro redazione;
  2. un nutrito gruppo di documenti non pertinenti al convento ma che sono confluiti in archivio per motivi funzionali o di puro ‘deposito’.
Alla prima categoria appartengono naturalmente i documenti prodotti all’interno del convento o dell’Ordine ma anche donazioni e testamenti o altri atti in cui i frati o un loro procuratore figurano come parte in causa (autore o destinatario) dell’azione giuridica; rientra in questa classificazione anche tutta quella documentazione pubblica e semi-pubblica (delibere consiliari, capitoli statutari, precetti vescovili, lettere pontificie ecc.) che, specialmente tra Due e Trecento, testimonia la vivacità dei rapporti istituzionali delle prime comunità francescane.
Interessante a questo proposito, e a puro titolo di esempio, il piccolo gruppo di documenti che ripercorrono le origini del convento di Pistoia, dall’acquisizione per donazione della chiesa di S. Maria Maddalena al Prato nel 1249, alla delibera del Consiglio generale della città che, nel 1288, autorizza la costruzione dell’attuale chiesa di S. Francesco, fino al permesso, nel 1292, di ampliare la via che vi dava accesso; tutti documenti, questi (ai quali si potrebbero aggiungere la revoca del titolo di S. Maria Maddalena alla chiesa dei frati Umiliati a favore dei Francescani nel 1288 da parte del vescovo Tommaso, come pure la lettera di indulgenza concessa da papa Niccolò IV nel 1289 a chiunque visitasse la nuova chiesa nel giorno della festività della santa penitente), già noti e citati da numerosi eruditi locali e storici dell’Ordine, ma tràditi dal cosiddetto Campione amplissimo, una cronaca-cartulario allestito nel XVII secolo, purtroppo recentemente scomparso.
Alla seconda categoria appartengono, invece, tutti quei documenti senza alcun riferimento o legame apparente con i frati – o che si riferiscono addirittura ad altre istituzioni ecclesiastiche – che si trovano presso il convento per motivi non sempre evidenti, ma sulla cui ‘estraneità’ non aveva dubbi nemmeno chi, in epoca moderna, vi ha addirittura apposto a tergo la nota «Non spettante a noi» (S. Miniato) o «Non ad conventum» (Pistoia). È molto probabile infatti che questi atti siano pervenuti in archivio come munimina, ovvero come documenti di prova o di appoggio per l’acquisizione di beni e diritti, o come deposito di tutto o parte di un archivio personale o di famiglia.
Ne può essere un esempio il gruppo di ben undici documenti riferibili a domina Lippa di Lapo di Giovanni de’ Vergiolesi, moglie, in prime nozze, di magister Paolo di Benvenuto de’ Bellasti e, in seguito alla sua morte, di Giovanni di Andrea de’ Rossi. Sei pergamene si trovano in Santa Croce, cinque in Archivio di Stato: 1338. Contratto di matrimonio tra Lippa e magister      Paolo del fu Benvenuto de’ Bellasti (S. Croce);
  1. 1345. Donazione  inter vivos di Maddalena, vedova del fu Choli di Spiglatino, a Lippa (ASFi);
  2. 1348. Testamento di magister Paolo del fu Benvenuto de’ Bellasti (S. Croce);
  3. 1349. Procura di Lippa a Giovanni di Andrea e Michele di Simone de’ Rossi e ad altri      uomini (ASFi);
  4. 1353. Assegnazione  di dote di 600 fiorini a Lippa in virtù del contratto di matrimonio      stipulato nel 1350 (ASFi);
  5. 1363. Nomina  di procuratori da parte di Giovanni di Andrea de’ Rossi (ASFi);
  6. 1374. Quietanza liberatoria di Coppo, vicario generale del vescovo di Pistoia, rilasciata      a monna Lippa (S. Croce);
  7. 1375. Compravendita tra Filippo del fu Giovanni de’ Ricciardi e Lippa (S. Croce);
  8. 1375. Concessione di una cappella nella chiesa di S. Francesco a Pistoia a Lippa moglie del      fu Giovanni di Andrea de’ Rossi (ASFi);
  9. 1386. Testamento di monna Lippa (S. Croce);
  10. 1390. Divisione dell’eredità di Lippa spettante alle monache di S. Giovanni      e alla famiglia de’ Vergiolesi (S. Croce).
È cosa nota che nel 1386 Lippa, per volere testamentario, dispone di affrescare la sala del capitolo del convento di S. Francesco in Pistoia (nella quale viene ancora oggi raffigurata), tanto da non lasciare adito a dubbi sulla pertinenza di almeno tre dei documenti sopraindicati (nn° 9, 10 e 11, citati anche nel Campione amplissimo) ma gli altri otto, pur non avendo alcuna relazione con il convento, sono stati molto probabilmente conservati dai frati a tutela e garanzia delle ingenti somme loro destinate.
Il caso di Lippa, esponente di una delle famiglie pistoiesi più importanti, è infatti particolarmente eloquente circa la ricchezza e l’articolazione delle relazioni sociali intessute dal convento toscano, e più in generale dai nuovi ordini mendicanti, che, fin dal loro primo insediamento nel tessuto sociale delle città del tardo medioevo, riescono ad attrarre l’approvazione e il favore di numerosi privati che, sempre più spesso, ne eleggono la chiesa e sede di propria sepoltura e si affidano alle preghiere dei frati per la cura della loro anima.
Non meraviglia quindi che l’atto maggiormente attestato nel Diplomatico dell’Archivio storico della Provincia Toscana dei Frati Francescani Minori Conventuali sia proprio il testamento (39 documenti compresi gli estratti), una pratica documentaria complessa e per molti aspetti originale che, oltre ad offrire un’immagine eloquente della devozione popolare nei confronti delle comunità francescane toscane, caratterizza l’organizzazione stessa degli archivi conventuali in genere.
Una organizzazione in cui spesso un posto di rilievo è occupato dalla documentazione emanata dalla curia romana (alla quale nella maggior parte dei casi è applicato un sigillo, in latino ‘bulla’) che, specialmente nel XIII secolo, interviene più volte per normare e regolamentare la vita dell’Ordine. In Santa Croce si conservano addirittura 38 documenti pontifici, spesso di non scarso rilievo per la storia dei conventi e in alcuni casi addirittura sconosciuti anche alle più importanti raccolte di fonti francescane (Bullarium franciscanum, Annales Minorum ecc.) o non repertoriati nei regesti del Potthast (uno per tutti la lettera graziosa di Niccolò IV che nel 1292 concede 40 giorni di indulgenza a chiunque visiterà la chiesa dei frati Minori in Pistoia in diverse solennità dell’anno e nelle rispettive ottave):
(Tab II. Consistenza della documentazione pontificia)
 
Secolo
Papa
Raccolta
Totale
S. Croce
Pistoia
S. Miniato
Varie
 
 
 
XIII
Gregorio IX
   
1
 
1
Innocenzo IV
 
4
12
 
16
Alessandro IV
 
3
1
 
4
Clemente IV
   
3
 
3
Martino IV
 
1
2
 
3
Niccolò IV
 
2
   
2
XV
Sisto IV
 
1
1
 
2
 
XVI
Clemente VII
1
     
1
Gregorio XIII
   
1
 
1
 
XVII
Paolo V
   
1
1
2
Urbano VIII
     
1
1
Alessandro VII
   
2
 
2
Totale
 
1
11
24
2
38
Tra questi, ben tredici pergamene di S. Miniato (testimoni di 22 azioni giuridiche, tre originali e diciannove tramandate in copia) riportano a tergo un breve regesto di mano moderna e un numero ordinale progressivo da I a XVIII (sono depèrdite le numero VIII, XII, XIV, XVI, XVII). La cura e l’attenzione data ai documenti nonché la loro disposizione in sequenza cronologica (dal XIII al XVII secolo) potrebbero far pensare ad una originaria suddivisione dell’archivio in almeno due serie principali: una riservata alla documentazione privata o in forma di istrumento e un’altra dedicata alla documentazione pontificia, che ad Assisi, così come in altri luoghi, viene chiamata Bullarium.
Il lavoro di ordinamento, edizione e valorizzazione del Fondo Diplomatico di Santa Croce è solo all’inizio, ma si spera che presto, anche grazie a nuovi apporti e  collaborazioni, possa contribuire a fare emergere ulteriori tratti di quella che, in un convegno fermano del 1997, è stata definita « cultura documentaria » degli ordini mendicanti (cit. A. Bartoli Langeli – N. D’Acunto).
Dott. Simone Allegria