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I FRANCESCANI E L’ARTE

I FRANCESCANI E L’ARTE

Santa Croce nasce come chiesa francescana, come sede cioè di un Ordine religioso “rivoluzionario” che si colloca da protagonista in una città in tumultuosa crescita economica, sociale e culturale. La “rivoluzione” dei  francescani è quella di capire che il pubblico al quale devono rivolgersi con la loro predicazione è un pubblico radicalmente nuovo, con nuove esigenze spirituali. E’ un popolo di artigiani, di operai, di mercanti con grandi aspirazioni, ma anche culturalmente incolto. Se questa è la gente alla quale bisogna parlare per evangelizzarla, allora sono necessarie alcune cose: servono, intanto, grandi chiese ed occorre un linguaggio adeguato. Predicare non soltanto in volgare, ma anche dipingere figure  e storie sacre, capaci di essere lette e comprese dal popolo. L’affresco è lo strumento tecnico ideale per parlare al popolo e spiegare i grandi misteri della fede cristiana. Nasce così un’arte non semplicemente decorativa, ma didascalica. Un’arte capace di trasmettere messaggi e tradurre in forme visibili e più comprensibili i grandi temi della predicazione francescana, che hanno segnato il nascere dell’arte. La decorazione pittorica costituisce la  scelta di un nuovo strumento povero indirizzato con semplice immediatezza, al di là del valore artistico che oggi le attribuiamo, ad istruire i poveri che non sapevano né leggere né scrivere, sui fatti salienti della redenzione e sugli episodi edificanti della vita dei santi.
Gli insegnamenti di Francesco e dei francescani erano essenzialmente due: il primo faceva perno sulla umanità di Cristo. Certamente Cristo è Figlio di Dio, ma è anche uomo. Un uomo che si è fatto carico della nostra umanità, che ha conosciuto la nostra vita, il nostro essere uomini; quindi l’umanità di Cristo diventa un fatto basilare per l’immaginario religioso dell’insegnamento francescano, ma anche per suscitare fiducia e speranza nella gente. Nascono così le grandi crocifissioni (Cimabue, Giotto, Donatello) che esprimono realisticamente l’umanità sofferente del Cristo inchiodato alla croce. Agnolo Gaddi dipinge la storia dell’invenzione della Santa Croce e il visitatore è “costretto” a incontarsi con questa realtà. La croce – per Francesco e i suoi seguaci – è strumento di salvezza mediante la quale Cristo ha accettato il ruolo di vittima per cancellare il peccato dell’uomo e all’uomo restituire la somiglianza divina. Le stimmate che Francesco porta sul corpo possono dire e dicono la perfetta imitazione di cristo da parte di Francesco. Una croce, tuttavia, della quale ci si può gloriare. Per Francesco la croce non rappresenta solo il dolore di Dio; essa rappresenta piuttosto la vittoria di Dio sul male e sul peccato. La croce è segno di vittoria.
Il secondo punto fondamentale, e davvero anche questo “rivoluzionario”, è un atteggiamento ottimistico, fiducioso nel confronti del creato e del mondo che ci circonda e pertanto della società che il mondo abita, modifica e governa. Questo mondo non è da disprezzare, ma da accogliere come dono di Dio, perché frutto dell’amore di Dio. Questo atteggiamento , in questo “nuovo popolo” che si affaccia, per la prima volta alla politica, all’economia e alla storia, una formidabile iniezione di ottimismo, di fiducia nel futuro, di voglia di impegnarsi, di fare, di migliorare, di crescere, di affermarsi.
Questa “nuova” carica spirituale finirà per esercitare un’azione dirompente nelle arti figurative. Ai nuovo contenuti interiori segue una nuova forma sia illustrativa che stilistica; ovvero si sente la necessità di rinnovare i contenuti da rappresentare e lo stile con cui rappresentarli per essere capaci di parlare un linguaggio comprensibile a tutti. La chiesa di Santa Croce diventa così affermazione della spiritualità francescana, attraverso la sua struttura architettonica e l’ornamento pittorico che la pervade fin dagli inizi. Potrebbe essere definita un “libro aperto”, una enciclopedia continuamente aperta all’intelligenza e alla ricerca di un pubblico da educare ai valori grandi ed autentici. Questo è stato, fin dagli inizi, lo scopo fondamentale dei grandi cicli di affreschi. Santa Croce mette a contatto il visitatore con un passato che ha plasmato la storia e che ha predisposto il futuro.
Chi vuole organizzare le sue impressioni visitando Santa Croce, deve avere uno schema più ampio, aperto al senso spirituale della sua storia e della sua arte. Santa Croce parla a tutti: all’orgoglio dei fiorentini, alla curiosità dei turisti, alla cultura degli studiosi, purché ci si sforzi di capire il linguaggio dell’arte, il messaggio che da essa promana, la funzione che l’opera d’arte ha avuto nei secoli passati..
Le opere d’arte in Santa Croce – promosse e scaturite dalla spiritualità  francescana – hanno tutte una “vocazione” didattica. Non debbono essere considerate un prodotto di mero decoro, casuale rispetto al contesto in cui si trovano, ma delle realtà per leggervi qualcosa, per ritrovarvi un significativo rapporto con il contesto iconografico della chiesa e con la spiritualità francescana che le ha promosse.
Il “Vangelo della bellezza”, con il linguaggio universale dell’arte, annuncia la verità di Dio per l’uomo e rivela l’uomo all’uomo. Santa croce e i francescani sono ancora oggi impegnati a promuovere l’eterno colloquio tra l’uomo e Dio attraverso il segno artistico.
Nell’attuale situazione sociale e culturale così bisognosa di valori alti e di progetti di speranza, il patrimonio artistico presente in Santa Croce può rappresentare un segno ed una occasione atti a vincere l’indifferentismo e la superficialità di gente spesso sprovveduta, culturalmente disarmata, e tuttavia, curiosa di sapere e disponibile a capire.

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